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IL LICENZIAMENTO COLLETTIVO

La procedura di licenziamento collettivo trova applicazione per le aziende con più di 15 dipendenti e qualora il datore di lavoro intenda procedere ad almeno 5 licenziamenti in un arco temporale di 120 giorni.

La legge stabilisce che i motivi per procedere a licenziamento collettivo sono la riduzione o la trasformazione dell’attività di impresa e la cessazione dell’attività.

Il procedimento si avvia con una fase sindacale durante la quale il datore di lavoro deve avviare un tavolo di trattative con le parti sociali per tentare di raggiungere un accordo o trovare delle soluzioni per evitare il licenziamento, in caso di mancato accordo si procedere al licenziamento dei lavoratori.

Una volta individuati i lavoratori eccedenti, il datore di lavoro procede al licenziamento mediante atto di recesso da comunicare individualmente ai dipendenti interessati e con osservanza del periodo di preavviso richiesto dalla legge.

Il lavoratore può far valere eventuali omissioni o inesattezze della procedura, come la mancata indicazione dei profili professionali coinvolti o la falsa rappresentazione dei presupposti organizzativi-produttivi-tecnici-economici che possono giustificare la riduzione di personale. 

Avv. Cecilia Craparo – Avv. Eloisa Pezzi

Per ulteriori info
Tel. 069360431 Mobile 3248098720 
http://www.pezzicraparo.it

Finance and tax service

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 MANOVRA DA 25 MILIARDI DI EURO IN ARRIVO  

Gentili Clienti, 
dal nuovo scostamento di bilancio di circa 25 miliardi di euro, da approvare in Parlamento il 29 luglio, potrebbero pervenire per il settore del turismo e della cultura risorse per circa 700 milioni di euro, con una buona parte delle medesime da destinare agli ammortizzatori sociali, che verranno estesi per ulteriori 18 settimane.

In linea di massima, queste dovrebbero essere concesse solamente alle imprese che hanno esaurito le precedenti 18 settimane (previste dal Decreto Cura Italia e dal Decreto Rilancio).

Per le imprese del settore che invece non ricorreranno agli ammortizzatori sociali e che pertanto saranno orientate verso un rientro al lavoro dei propri dipendenti, dal Ministero del Lavoro spunta l’ipotesi di sgravi fiscali come “premio”. 

Sono previsti incentivi anche per le assunzioni, che si presumono sotto forma di decontribuzione. 
E’ inoltre in programma la possibilità di prorogare i contratti a termine senza causali e possibili sgravi per chi assume personale o trasforma un contratto di lavoro a tempo indeterminato. 
Infine, è in arrivo un ulteriore blocco dei licenziamenti. 

Segnaliamo inoltre che nel settore dei trasporti potrebbe essere estesa anche al settore navale e a quello dell’aviazione l’emissione dell’ETS (Emission Trading Scheme).

Allo stato attuale tale possibilità è contenuta all’interno dell’accordo siglato per il Recovery Fund. L’obiettivo è quello di raccogliere fondi per contribuire a finanziare la ripresa europea dopo il lockdown. Tale tassa dovrà essere essere introdotta per i settori in cui non è ancora presente entro gennaio 2023.

Rimaniamo a Vostra disposizione per ulteriori informazioni e chiarimenti.
Lo Staff di Finaxit. 

https://www.finaxit.com/

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IL DATORE DI LAVORO PUO’ NEGARE I PERMESSI LEGGE 104?

I permessi 104 sono un diritto inalienabile della persona stabilito direttamente dalla legge; tale normativa non avrebbe senso se fosse rimessa alla discrezionalità del datore di lavoro la facoltà di negare o accogliere tali permessi.

Pertanto, il datore di lavoro non può negare al dipendente i permessi 104. L’indennità con cui vengono indennizzati i permessi 104 viene anticipata dal datore di lavoro direttamente in busta paga e successivamente l’azienda recupera tali somme attraverso il conguaglio con i contributi dovuti all’Inps.

Per potere usufruire dei permessi 104 il lavoratore deve avere determinati requisiti: a)essere un lavoratore subordinato, b)la persona per la quale si chiedono i permessi deve essere affetta da disabilità grave accertata dalla Commissione Medica integrata Asl/Inps, c)la persona non deve essere ricoverata a tempo pieno.

In questo caso ci sono delle eccezioni, quali: a)l’interruzione del ricovero per l’esigenza del disabile di recarsi fuori dalla struttura per visite o terapie, b)il disabile ha uno stato vegetativo persistente o una prognosi infausta a breve termine, c)i sanitari della struttura accertano che il disabile ha bisogno dell’assistenza del familiare.

Avv. Cecilia Craparo – Avv. Eloisa Pezzi

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