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SI PUO’ ESSERE LICENZIATI PERCHE’ MALATI ?

Il periodo di comporto è l’arco di tempo durante il quale il lavoratore in malattia ha diritto alla conservazione del posto di lavoro; tale periodo può essere inteso unitariamente, ovvero corrispondente ad un’unica assenza ( comporto secco ), o più assenze frazionate ( comporto per sommatoria ).

La durata del periodo tutelato cambia a seconda del contratto collettivo applicato. Il periodo di comporto è un istituto a garanzia del lavoratore, ma non offre una tutela completa, poiché alla sua scadenza il dipendente è licenziabile anche se effettivamente e seriamente malato.

Per offrire un rimedio alle situazioni più gravi spesso i contratti collettivi prevedono l’istituto dell’aspettativa non retribuita; si tratta di un ulteriore periodo durante il quale il rapporto di lavoro può proseguire ma senza retribuzione. L’aspettativa, però, non è automatica , ma deve essere richiesta dal lavoratore ed il datore di lavoro può rifiutarla solo laddove dimostri l’esistenza di seri motivi che ne impediscano la concessione.

Secondo la prevalente giurisprudenza, il licenziamento dovuto al superamento del termine di comporto è illegittimo, nel caso in cui il datore di lavoro non abbia informato il lavoratore della facoltà di fruire dell’aspettativa. Un altro rimedio alla scadenza del periodo di comporto può essere la fruizione delle ferie residue.

Tuttavia, una recente sentenza della Corte di Cassazione, ha affermato che il datore di lavoro non ha l’obbligo di convertire l’assenza, alla fine del periodo tutelato, in ferie ( così come non è obbligatoria la concessione dell’aspettativa non retribuita, anche se il rifiuto va motivato).

Pertanto, pur dovendo tener conto dell’interesse del lavoratore alla conservazione del posto, il datore ha comunque la facoltà di rifiutare la concessione delle ferie ed impedire che il comporto venga interrotto. 

Avv. Cecilia Craparo – Avv. Eloisa Pezzi

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