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SI PUO’ ESSERE LICENZIATI PERCHE’ MALATI ?

Il periodo di comporto è l’arco di tempo durante il quale il lavoratore in malattia ha diritto alla conservazione del posto di lavoro; tale periodo può essere inteso unitariamente, ovvero corrispondente ad un’unica assenza ( comporto secco ), o più assenze frazionate ( comporto per sommatoria ).

La durata del periodo tutelato cambia a seconda del contratto collettivo applicato. Il periodo di comporto è un istituto a garanzia del lavoratore, ma non offre una tutela completa, poiché alla sua scadenza il dipendente è licenziabile anche se effettivamente e seriamente malato.

Per offrire un rimedio alle situazioni più gravi spesso i contratti collettivi prevedono l’istituto dell’aspettativa non retribuita; si tratta di un ulteriore periodo durante il quale il rapporto di lavoro può proseguire ma senza retribuzione. L’aspettativa, però, non è automatica , ma deve essere richiesta dal lavoratore ed il datore di lavoro può rifiutarla solo laddove dimostri l’esistenza di seri motivi che ne impediscano la concessione.

Secondo la prevalente giurisprudenza, il licenziamento dovuto al superamento del termine di comporto è illegittimo, nel caso in cui il datore di lavoro non abbia informato il lavoratore della facoltà di fruire dell’aspettativa. Un altro rimedio alla scadenza del periodo di comporto può essere la fruizione delle ferie residue.

Tuttavia, una recente sentenza della Corte di Cassazione, ha affermato che il datore di lavoro non ha l’obbligo di convertire l’assenza, alla fine del periodo tutelato, in ferie ( così come non è obbligatoria la concessione dell’aspettativa non retribuita, anche se il rifiuto va motivato).

Pertanto, pur dovendo tener conto dell’interesse del lavoratore alla conservazione del posto, il datore ha comunque la facoltà di rifiutare la concessione delle ferie ed impedire che il comporto venga interrotto. 

Avv. Cecilia Craparo – Avv. Eloisa Pezzi

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Tel. 069360431 Mobile 3248098720 
http://www.pezzicraparo.it

Menarini bus

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A gennaio 2015 Finmeccanica ha ceduto la BredaMenarinibus alla neocostituita Industria Italiana Autobus, partecipata all’80% da Tevere S.p.A. (ex King Long Italia) e al 20% dalla stessa Finmeccanica[2]. La nuova società contiene al suo interno anche lo stabilimento ex Irisbus di Valle dell’Ufita situato a Flumeri.

seguite www.mondobus.com

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DI COSA SI HA DIRITTO QUANDO SI PRESENTANO LE DIMISSIONI

Quando si termina il rapporto di lavoro, il lavoratore ha diritto al TFR – trattamento di fine rapporto – in pratica, il datore di lavoro deve mettere da parte il 6,91% di quanto percepito dal lavoratore e versarne all’Inps il 0,5%.

Al momento delle dimissioni, al lavoratore spettano anche i ratei maturati delle mensilità aggiuntive della tredicesima e della quattordicesima, le mensilità aggiuntive maturano tutti i mesi. Al lavoratore dimissionario spetta anche la liquidazione delle ferie non godute: queste, che ammontano almeno  a 4 settimane l’anno, possono essere monetizzate alla cessazione del rapporto di lavoro. I contratti collettivi che riconoscono al lavoratore determinate tipologie di permessi vanno corrisposti al momento della cessazione del rapporto di lavoro nel caso in cui non siano stati goduti.

Il lavoratore che si dimette deve dare un certo numero di giornate di preavviso che dipendono dal contratto collettivo. Se il dipendente non rispetta il preavviso è obbligato a liquidare l’indennità di mancato preavviso. L’obbligo di preavviso non sussiste nel caso in cui le dimissioni siano: a)per giusta causa, b)durante il periodo tutelato di maternità e fino ad un anno di vita del bambino, c)nel caso di matrimonio nel periodo che intercorre dalla data delle pubblicazioni sino ad un anno dalla data del matrimonio, d)nel caso in cui ci sia un accordo tra datore di lavoro e lavoratore.

Avv. Cecilia Craparo – Avv. Eloisa Pezzi

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